Rachel Tucker BSc, BVetMed, MVetMed, CertAVP(ESO), DECVS, MRCVS, Russell A. Parker BVSc, MSc, DECVS, MRCVS, Lauren E. Meredith BVSc, MRCVS, Thomas K. Hughes MA, VetMB, CertES(Orth), DECVS, MRCVS, Alastair K. Foote MA, VetMB, PhD, FRCPath, MRCVS. November 2021.  https://doi.org/10.1111/vsu.13744

In questo caso proponiamo uno studio clinico (short case -5-) dove viene messo in evidenza il progresso diagnostico e chirurgico, per cavalli che in passato non avrebbero beneficiato di tale possibilità.
Gli osteofiti (LB) intra-articolari delle articolazioni cervicali (APJ) sono una probabile fonte di dolore al collo nei cavalli. Dove appropriato, la rimozione chirurgica è realizzabile utilizzando la strumentazione artroscopica di routine e offre una nuova opzione di trattamento per casi specifici di disfunzione cervicale. Si consiglia un’attenta selezione dei casi da trattare, imaging di tomografia computerizzata (TC) pre-operatorio ed esperienza in artroscopia per massimizzare le possibilità di successo.

Lo sviluppo di sistemi di TC in grado di acquisire immagini dell’intero rachide cervicale nei cavalli adulti ha aumentato significativamente la capacità diagnostica del collo equino. Ove disponibile, l’imaging TC può essere utilizzata per l’indagine sulla riduzione dei movimenti cervicali, sul portamento alterato della testa, sul dolore alla palpazione del collo, sull’atassia, sulla debolezza cervicale e sulla zoppia occulta dell’arto anteriore. Le immagini della TC rivelano anomalie cervicali precedentemente non identificate e forniscono nuovi dettagli sulle patologie riconosciute, sollevando domande sull’eziologia e sulla rilevanza clinica e fornendo nuove opportunità di trattamento.

Buona lettura!

Alyssa A. Logan and Brian D. Nielsen
Animals 2021, 11, 463. https://doi.org/10.3390/ ani11020463

Una tematica da sempre dibattuta ora analizzata dalla scienza, che permette di analizzare vantagi e svantaggi del training precoce sulla base di dati oggettivi: siamo pronti ad accettare questa evidenza?
Se l’inizio dell’allenamento in gara all’età di due anni sia dannoso o benefico per la carriera e la crescita del cavallo è un dibattito comune fra appassionati e professionisti dell’equitazione.
Come anticipato, la review proposta valuta studi epidemiologici per chiarire che i cavalli di due anni non corrono un rischio maggiore di lesioni rispetto ai cavalli più anziani.

Si scopre, infatti, che i cavalli che entrano negli allenamenti di gara all’età di due anni hanno maggiori guadagni e carriere agonistiche più lunghe. Questa analisi affronta anche l’impatto che l’esercizio di un animale di due anni o meno ha sulle ossa, sulla cartilagine articolare e sui tendini.

Numerosi studi sugli animali in crescita hanno riscontrato che il confinamento è dannoso per la normale crescita muscoloscheletrica. Invece, l’esercizio di natura dinamica su distanze moderate, come quello ottenuto con l’accesso al pascolo o gli sprint prescritti, è benefico per lo sviluppo muscolo-scheletrico e può prevenire lesioni durante l’allenamento di gara.

Sulla base di prove scientifiche, la ricerca citata in questa recensione supporta l’addestramento e la corsa di cavalli di due anni e consiglia cautela nell’uso di farmaci come i corticosteroidi.

Siamo davvero pronti a crederci?

Buona lettura!

 

DOI: 10.1111/evj.13446 ; Equine Veterinary Journal, April 2021

Questo interessante editoriale di approfondimento racconta l’evoluzione dell’attenzione verso le condizioni climatiche durante le Olimpiadi, soprattutto nella disciplina del completo.

Le Olimpiadi di Tokyo, rimandate a causa della pandemia di Covid-19, sono state un banco di prova importante perché si sono svolte in una stagione molto umida e calda (41° C): gli accorgimenti presi a partire dai giochi olimpici di Barcellona del 1992 hanno finalmente dato i loro frutti, dopo anni e anni di affinamento.

Dai giochi di Atlanta del 1996, hanno ricevuto maggiore considerazione il sudore e la perdita di peso a fine gara, che non avrebbe mai dovuto superare il 5% del peso del cavallo. Successivamente, si è evidenziata l’importanza dell’acclimatamento attivo nel luogo di arrivo, che prevedesse la possibilità di allenarsi in situ almeno due settimane prima della gara. Infine si è posta l’attenzione sulle varie metodiche di raffreddamento del cavallo post esercizio. Tutte queste iniziative, hanno permesso di raccogliere dati da rielaborare per gli studi scientifici, e, quando validate sul campo, sono entrate a far parte dei procolli di welfare per le Olimpiadi e i concorsi ippici internazionali.

 

Partendo da un articolo del 2021 (doi: 10.3389/fvets.2021.668650), su Nutrapet.vet, si trova un’interessante review circa l’idratazione nel cavallo da endurance e la correlazione con il tanto dibatutto tema del welfare, soprattutto in questa disciplina e in relazione alle fatalità avvenute nel passato. Gli alti tassi di ritiro e la preoccupazione per il benessere del cavallo rappresentano due problematiche importanti nelle gare di endurance.

Una migliore comprensione delle cause dei ritiri potrebbe aumentare le percentuali di completamento della performance in questa disciplina: si sono identificati i fattori di rischio che consentono, prima della corsa, una valutazione del potenziale ritiro.

Uno studio è stato condotto tra 49 cavalli che hanno gareggiato nella corsa di 160 km al Campionato mondiale di endurance 2016 a Samorin (Slovacchia). Le conclusioni portano a dire che l’età e l’idratazione influenzano il risultato delle corse di endurance. Ulteriori indagini sull’età come fattore di rischio sembrano essere clinicamente rilevanti e potrebbero rappresentare un nuovo criterio nelle modalità di qualificazione FEI.

 

Emma Hardy, Freedom Health LLC,
https://doi.org/10.12968/eqhe.2017.36.34, Aug 2017

Il veterinario dovrebbe prendersi cura anche dello stile di vita del cavallo, per equilibrare il più possibile il tempo dedicato alle competizioni e al riposo, al fine di ottenere il miglior benessere psicofisico. La salute digestiva e la nutrizione sono letteralmente e metaforicamente il fulcro della buona salute e delle prestazioni di un cavallo. Sfortunatamente, la maggior parte dei cavalli in competizione è intrappolata in un circolo vizioso di utilizzo e stabulazione che contribuisce a malattie digestive che a loro volta inibiscono le prestazioni.

Spesso il ciclo: diagnosi-malattia -cura si ripete, senza rimuovere o attenuare le cause che generano malessere e compromettono la salute del cavallo: È possibile intervenire sull’origine del suo stato di salute, affrontando cause ed effetti per rimuove o evitare l’istaurarsi di tale circolo vizioso?

Buona lettura!

 

Vi presentiamo un articolo su Nutrapet.vet che analizza un’innovativa soluzione per la salute intestinale, infatti l’alta prevalenza di patologie gastroenteriche nei cavalli impone di cercare nuove strategie di integrazione alimentare. Uno studio pubblicato su Animal Feed Science and Technology indaga gli effetti del biochar.

Il biochar è una sostanza simile al carbone ricca di carbonio pirolizzata dalla biomassa durante la produzione di bioenergia. Nell’ultimo decennio, il biochar è diventato un promettente integratore alimentare per migliorare la salute degli animali, l’efficienza dei mangimi e la produttività. Un materiale simile al biochar, il carbone attivo, è stato utilizzato per molti secoli nel trattamento medico acuto degli animali. L’inserimento di biochar nella dieta dei cavalli sembra sia utile per migliorare il pH acido nell’intestino posteriore, sicuro e a basso costo. Per saperne di più, visita il sito Nutrapet dove troverai l’articolo completo.

 

Tamzin Furtado, Elizabeth Perkins, Gina Pinchbeck, Catherine Mc Gowan, Francine Watkins, Robert Christley

DOI: 10.1111/evj.13360; Sept 2020

Vi presentiamo uno studio condotto in UK, dove ci sono alcune specifiche culturali diverse rispetto alla gestione del cavallo in Italia. Purtroppo in UK, a causa di questi fattori, la prevalenza dell’obesità equina è ben maggiore rispetto all’Italia; tuttavia questo studio rappresenta un’indicazione per comprendere meglio la percezione dei proprietari.

L’obesità equina è considerata una delle più gravi preoccupazioni per il benessere degli equini del Regno Unito, che colpisce tra il 31% e il 54% della popolazione equina. Sono stati valutati i fattori che giocano un ruolo nell’aumentare il rischio dell’obesità equina e gli effetti fisiologici dell’eccesso di peso sul cavallo e i metodi per ridurre il peso. La gestione del peso in un ospedale per equini è generalmente relativamente semplice e realizzabile; tuttavia, per la maggior parte degli equini l’obesità e la sua gestione avviene al di fuori del contesto clinico, nel complesso mondo della proprietà e della cura del cavallo. La popolazione dei “proprietari di cavalli da tempo libero”, che definiremo “pleasure horse”, ovvero le persone che possiedono cavalli per hobby, è in aumento, e per questi proprietari, il rapporto cavallo-uomo e la cura del cavallo sono fondamentali per la proprietà del cavallo.

Per i proprietari di “pleasure horse”, la proprietà del cavallo è in qualche modo simile alla proprietà di altri animali da compagnia, come cani e gatti, in quanto può essere fortemente focalizzata sulla relazione con l’animale e sul trascorrere del tempo di qualità con esso. Tuttavia, tali relazioni possono portare problemi particolari. In altri animali da compagnia come i cani, è ben noto che l’obesità è strettamente legata al legame uomo-animale; per esempio, i proprietari di animali obesi sono anche più propensi a “umanizzare” i loro animali domestici, offuscando i confini tra uomo e animale, come consentire ai cani di condividere cibo e dormire nel proprio letto. La gestione del peso in ambienti domestici è nota essere problematico, e anche quando i proprietari gestiscono i loro cani per raggiungere il loro obiettivo di perdita di peso, ai cani può essere permesso in seguito di riguadagnare quel peso. Nell’obesità canina, lo stile dei proprietari di “genitorizzare” il proprio animale e le relazioni con il proprio animale sono considerate fondamentali per trovare modi per affrontare l’obesità. Ad oggi, poche ricerche hanno esaminato le relazioni uomo-cavallo nel contesto dell’obesità e della gestione del peso.

La ricerca per comprendere le opinioni dei proprietari sul peso appropriato nei cavalli ha mostrato che i proprietari sottovalutano costantemente il peso del loro cavallo. Ritengono che il peso ideale di un cavallo sia influenzato dal “lavoro” in cui il cavallo è impegnato; per esempio, può essere considerato appropriato che un cavallo “da mostra” sia più grasso di un cavallo utilizzato per gli eventi sportivi. Tuttavia, al di là di questo, si sa poco su come i proprietari potrebbero pensare al peso equino e alla sua gestione. Una migliore comprensione delle opinioni e delle preoccupazioni dei proprietari riguardo al peso e alla sua gestione aiuterà i professionisti del settore equino ad aiutare i proprietari a gestire meglio i loro cavalli, migliorando così il benessere degli equini.

Questo studio ha cercato di comprendere le opinioni dei proprietari di “pleasure horse” sulla gestione e la salute degli equini, utilizzando metodi qualitativi. Inoltre, lo studio ha esaminato come vengono prese le decisioni in termini di gestione del peso, al fine di aiutare lo sviluppo di strategie per aiutare i proprietari a raggiungere la perdita di peso e gestire il peso del proprio cavallo a lungo termine.

 

Sarah E.Elzinga,  Alejandra Betancourta, John C.Stewart, Melissa H. Altman, Virginia D.Barker, Mason Muholland, Simon Bailey, Kristen M.Brennan, Amanda A.Adamsa

https://doi.org/10.1016/j.jevs.2019.102811; Aug. 2019

 

Gran parte della popolazione equina è obesa e quindi predisposta allo sviluppo di ulteriori problemi di salute come la sindrome metabolica equina (EMS). Tuttavia, i trattamenti farmacologici per l’EMS sono limitati. La supplementazione di acidi grassi omega-3 è una strategia terapeutica negli esseri umani con disfunzione metabolica che migliora la sensibilità all’insulina e riduce l’infiammazione, ma gli effetti della supplementazione di acidi grassi omega-3 nei cavalli con EMS non sono chiari.

Pertanto, in questo studio pilota, 10 cavalli di sesso misto e di razza mista con EMS sono stati alimentati con microalghe ricche di acido docosaesaenoico (DHA) contenenti 16 g di DHA/cavallo/giorno, per 46 giorni. In questi animali è stato valutato lo stato infiammatorio attraverso test sierologici ed ematici.
Sono state inoltre determinate le concentrazioni di acidi grassi circolanti, trigliceridi, leptina e adiponectina (citochine prodotte dal tessuto adiposo di deposito). Inoltre sono stati effettuati test per la valutazione glicemica dei soggetti: test dello zucchero orale (OST) e test di tolleranza al glucosio. Dopo l’integrazione, i cavalli trattati hanno avuto un aumento degli acidi grassi circolanti (molto probabilmente derivanti dalla lipomobilizzazione), incluso il DHA (P <.001). I cavalli trattati hanno avuto anche livelli inferiori di trigliceridi sierici dopo l’integrazione (P = .02) e una tendenza (P = .07) per una riduzione del fattore di necrosi tumorale PBMC α.
È interessante notare che dopo 46 giorni, i cavalli di controllo hanno avuto un aumento delle risposte insuliniche all’OST (P = .01), andamento non riscontrato invece nei cavalli trattati (P = .69).
Questi dati pilota indicano che l’integrazione di microalghe ricche di DHA modifica l’andamento degli acidi grassi circolanti, modula i parametri metabolici e può ridurre l’infiammazione nei cavalli con EMS.

 

Nutrapet.vet; 3 Dicembre 2021; Silvano Marini
Sci Rep. 2020;10(1):8311. Published 2020 May 20. doi:10.1038/s41598-020-65444-9

 

Gli allenamenti frequenti, il trasporto per raggiungere il luogo dove si svolge la corsa o il concorso e lo sforzo della performance agonistica rappresentano potenziali interferenze sulla composizione del microbiota intestinale del cavallo atleta, andando ad aggiungersi ai classici fattori che determinano l’assetto della flora batterica intestinale come la genetica, la razza, l’età, il sesso e la dieta.

Visita Nutrapet.vet per la presentazione completa della tematica da parte del Dott. Silvano Marini.

La letteratura riporta pochissimi dati sulle interferenze dell’attività agonistica sul microbiota intestinale che, se approfonditi, potrebbero fornire contributi importanti al miglioramento del benessere del cavallo impegnato in attività sportive. Per questo, uno studio coordinato dall’Università di Parigi-Saclay e pubblicato su Scientific Report ha valutato in una coorte di cavalli atleti la variabilità individuale del microbiota fecale nel tempo e la sua relazione con lo stress psico-fisico.

Nella valutazione sono stati inclusi 185 cavalli da sport sani allevati in condizioni simili e dedicati a un ampio ventaglio di discipline sportive, che nel 30% dei casi richiedevano un elevato impegno fisico e mentale. I campioni fecali sono stati prelevati contestualmente ai prelievi ematici e al rilievo degli indicatori comportamentali all’inizio e alla fine dello studio, lungo un arco complessivo di otto mesi. Dai risultati emerge che, nonostante spiccate differenze individuali, le comunità batteriche intestinali dei 185 cavalli condividevano un nucleo comune composto da 29 generi (il 52% appartenente al phylum Firmicutes, soprattutto alle famiglie Lachnospiraceae, Porphyromonadaceae e Ruminococcaceae). Dall’analisi è anche emersa una spiccata instabilità nello stesso individuo di rari ceppi batterici che non consente di identificare un cavallo tramite il proprio “fingerprint batterico” specifico, che risulta modificato a otto mesi di distanza.

 

Maren Hellige Dr.med.vet., FTÄ f. Pferde, MRCVS, Resident ECVDI large animal at the RVC, London, UK; Clinic for Horses, University of Veterinary Medicine Hanover, Foundation, Bünteweg 9, 30559 Hannover, Germany

https://doi.org/10.12968/ukve.2020.4.5.131

 

L’artropatia dell’articolazione temporo-mandibolare equina è stata descritta come una causa alla base di vari segni clinici. L’anatomia di questa articolazione è ben descritta, così come il suo aspetto su diverse modalità di imaging. Tuttavia, le patologie di questa articolazione sono rare. Questo articolo fornisce una panoramica della letteratura.

Molteplici possibili eziologie dell’artropatia dell’articolazione temporo-mandibolare non sono supportate dalla ricerca attuale e devono essere riviste. Allo stesso modo, la diagnosi di imaging o la classificazione dei risultati clinicamente rilevanti è difficile. Un esame critico di questa malattia, che includa modalità diagnostiche multiple, dovrebbe essere effettuato per verificare il significato clinico dei risultati in ogni caso.